A Pavia c’è chi vede società diverse, organi diversi, enti diversi.
E poi c’è chi vede sempre gli stessi nomi.
Il Comune controlla ASM.
ASM partecipa in Pavia Acque.
Il consigliere comunale di maggioranza fa il revisore di Pavia Acque.
Il socio di studio siede nell’Organismo di Vigilanza di ASM.
Una dipendente dello stesso studio siede nel CdA di ASM.
Fin qui sembrava già una bella rimpatriata professionale.
Poi si scopre che il direttore generale di ASM è anche direttore generale di Pavia Acque. Part-time, naturalmente. Un uomo, due scrivanie, tre telefoni e probabilmente il dono dell’ubiquità.
Ma non è finita.
La Provincia dialoga con lo stesso direttore generale sia attraverso le questioni che riguardano Pavia Acque sia attraverso quelle che riguardano Voghera.
A questo punto più che una rete di enti sembra una chat WhatsApp con pochissimi partecipanti e moltissime responsabilità.
Il cittadino ingenuo immagina un universo fatto di contrappesi, autonomie, verifiche incrociate e controlli reciproci.
Quello più smaliziato comincia invece a sospettare che a Pavia abbiano inventato il modello amministrativo del tavolo unico.
Un tavolo lunghissimo.
Da una parte chi decide.
Dall’altra chi controlla.
In mezzo chi vigila.
Peccato che poi, guardando bene, si accorga che si conoscono tutti, lavorano tutti insieme e spesso condividono pure il numero in rubrica.
E qui arriva il capolavoro.
Perché Pavia Acque decide gli interventi sulle reti idriche.
Gli interventi sulle reti idriche determinano buona parte degli scavi.
Gli scavi determinano buona parte degli asfalti da rifare.
Gli asfalti da rifare determinano una fetta rilevante dei lavori pubblici che i cittadini vedono ogni giorno.
Insomma, seguendo il percorso dell’acqua si arriva molto rapidamente alle strade.
E seguendo il percorso delle nomine si arriva molto rapidamente sempre alle stesse porte.
Naturalmente nessuno sostiene che vi sia qualcosa di irregolare.
Però bisogna riconoscere che Pavia sta sperimentando una nuova frontiera della governance.
Altrove parlano di filiera istituzionale.
Qui siamo già alla filiera corta.
Talmente corta che, a un certo punto, per convocare una riunione potrebbe bastare uno specchio.
Perché chi controlla, chi amministra, chi vigila e chi dirige rischia di trovarsi già tutto davanti.


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